Oggi vogliamo soffermarci su quanto accaduto mercoledì a pochi metri dalla sede universitaria di Sesto Fiorentino. Lungi da noi prestare il fianco alle strumentalizzazioni che spesso seguono le tragedie cui assistiamo quotidianamente, nella convinzione che questo rappresenti un elemento di disumanizzazione, vorremo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte nella vicenda. Si tratta di richiedenti asilo e rifugiati, circa un’ ottantina, che avevano trovato rifugio in un capannone abbandonato; si sarebbero salvati tutti dall’incendio se Alí Muse non avesse deciso di tornare indietro per recuperare documenti fondamentali per il ricongiungimento con i familiari, attualmente bloccati in Kenya. Noi speriamo che tutto ciò serva a comprendere meglio quale sia la realtà di chi emigra dalla propria terra, perché non si rischia la vita se non per una motivazione forte e non si accetta di vivere in una condizione di emergenza quotidiana se non per lasciare una condizione di vita ancora peggiore. Purtroppo la politica non sta assumendo un atteggiamento adatto alla gravità della situazione: sia ha l’impressione che le autorità fiorentine stiano cercando di scaricare il proprio compito sull’ amministrazione di Sesto Fiorentino. Ricordiamo che il luogo dove è avvenuto l’incendio è situato a poca distanza dal confine con il comune di Firenze, e che molti dei migranti in questione lavorano nel capoluogo, pertanto il suddetto comune ha il dovere di occuparsi delle condizioni di queste persone.

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