Aerei sul Blocco Aule

Ci teniamo a precisare che questa immagine l’abbiamo creata noi in pochi minuti ma NESSUNO dei tanti siti/giornali che l’hanno ripresa ha citato noi o questo sito

Il 6 novembre scorso è stato presentato a Palazzo Vecchio il “Master Plan” per l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola: questo progetto prevede la realizzazione di una nuova pista di 2.400m (nonostante l’approvazione della variante al PIT preveda solo 2000 metri), la cui recinzione sarà distante soltanto 50 m (e la pista 250) dal blocco aule del Polo Scientifico di Sesto. In merito a questo progetto sconsiderato (dal costo previsto di 300 milioni, finanziati per metà dall’attuale proprietà degli aeroporti di Firenze e Pisa e per metà con soldi pubblici) vogliamo sottolineare le seguenti problematiche e criticità:

In primis – perlomeno per quanto riguarda gli utenti attuali del Polo – spicca l’enorme difficoltà nel proseguire attività di ricerca, didattica e studio avendo come vicini di casa aerei in decollo ed in atterraggio. Sebbene siano state ipotizzate delle misure di contenimento del rumore, tali misure saranno difficilmente sufficienti a garantire il normale svolgimento delle attività del Polo; inoltre, le barriere anti-rumore funzionano se si vuole arginare il rumore da terra, mentre se il punto esatto di decollo e atterraggio fosse anche poco oltre il Polo, qualunque barriera risulterebbe inutile. Il Consiglio di Dipartimento di Fisica e Astrofisica ha già espresso all’unanimità una fortissima preoccupazione constatando l’impossibilità di proseguire le attività didattiche e di ricerca in presenza della nuova pista dell’aeroporto, e ha chiesto che l’Università assuma iniziative immediate e concrete per sopperire al problema in un modo o nell’altro. Altrettanta preoccupazione per il danno funzionale e patrimoniale ha espresso all’unanimità, su richiesta dei rappresentanti del Collettivo, il Consiglio della Scuola di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.
Rimane scandaloso il silenzio dell’Ateneo e del Rettore, oltre al fatto che debbano essere i rappresentanti del Collettivo o degli Studenti di Sinistra a cercare di portare la questione all’attenzione dei consigli, nonostante si tratti di un progetto che va a danneggiare sia l’utenza che la proprietà dell’Università.
Sarà infatti impossibile fare misurazioni precise con un aeroplano che atterra accanto al laboratorio, sarà altrettanto impossibile cercare di tenere lezioni di fisica o di chimica venendo interrotti ogni quarto d’ora dal fragore di un aeroplano, oltre al fatto che vi saranno svariate restrizioni, come il divieto di usare laser superiori ad una certa potenza, come quelli presenti al LENS. Se tutto questo non fosse sufficiente ad invalidare il valore del Polo, possiamo facilmente presumere che nessuno, potendo scegliere, vorrà venire a fare ricerca o didattica in un luogo del genere, che oltre tutto è pure isolato dalla città (ma che sarà potenzialmente collegato col mondo!).

L’impatto ambientale e quello sanitario sulla piana non sono trascurabili, per gli abitanti dei dintorni come per tutti i frequentatori del Polo,che oltre agli scarichi degli aeroplani dovranno sopportare la vicinanza con un inceneritore, l’amianto nelle tubature dell’acqua e la cui salute potrebbe essere già a rischio (vista l’assai sospetta incidenza di tumori al CNR di Sesto). Manca totalmente un rapporto dei rischi ambientali e di quelli per la salute, e nonostante sia stato affermato il contrario, è già preventivato che per condizioni meteorologiche sarà dirottato su Firenze città almeno il 15% dei voli (8% in partenza, 7% in arrivo), con sorvoli della città e del centro storico in volo a vista fino a 500m di altezza.

Se il danno per il Polo, lo spreco di risorse pubbliche e l’inquinamento ambientale (in tutte le sue forme: acustico, elettromagnetico, atmosferico e idrico) non fossero sufficienti per affermare che portare avanti tale progetto sarebbe disastroso per il futuro del luogo – che viene definito “l’eccellenza” dell’Università di Firenze e centro fondamentale per lo sviluppo dell’area Fiorentina dalle stesse istituzioni che sostengono il progetto aeroporto – vi è un’ulteriore problematica da evidenziare: la sicurezza.
L’Enac vieta infatti la costruzione di insediamenti ad elevato affollamento nelle zone confinanti la pista, denominate “zone di tutela C e D”; proprio in queste fasce il Polo Scientifico impartisce la didattica e svolge le attività di ricerca che portano all’Università stessa prestigio e fama anche in ricerche internazionali. Assurdamente il regolamento non prevede norme per tutelare gli attuali insediamenti ma ne vieta la futura estensione, in pratica afferma che è pericoloso costruire edifici che andranno a contenere molte persone, però se questi ci sono già sorvoleremo (letteralmente) sul pericolo calcolato in base alle osservazioni sugli incidenti occorsi negli ultimi anni (da cui è emerso che il punto di impatto non risulta localizzato lungo il prolungamento dell’asse pista bensì in posizione laterale rispetto alla stessa nelle immediate vicinanze del sedime).
A nord del futuro aeroporto si trovano inoltre: un Consorzio agrario (in zona di tutela C) e l’azienda farmaceutica Baxter (zona di tutela D). Un consorzio agrario commercia solitamente pesticidi e diserbanti, veri veleni, che in caso di incidente aereo in fase di atterraggio o decollo e conseguente incendio, si libererebbero nell’area sotto forma di composti tossici. Lo stesso evidentemente per l’industria farmaceutica. Se la pista fosse già stata realizzata entrambe le aziende secondo il regolamento Enac non potrebbero essere costruite, ma visto che già esistono il regolamento non prevede come conviverci. L’impossibilità futura di costruire a meno di un chilometro dalla pista implica sia l’azzeramento del valore commerciale di diversi ettari dell’Area di Sesto, di proprietà dell’Ateneo (oltre che degli immobili costituenti il Polo scientifico), sia il totale blocco di qualsiasi possibilità di sviluppo del Polo stesso, la cui espansione è in progetto da anni e per il quale, ad esempio, si stava finalmente cominciando a parlare della costruzione di un nuovo blocco aule per sopperire al problema di posti e per trasferirvici la didattica di Biologia, per non parlare dell’imminente apertura di una casa dello studente e di una mensa a gestione diretta dell’ARDSU, due risultati ottenuti dopo anni e anni di lotte e trattative e che hanno previsto investimenti ingenti. A questo blocco dello sviluppo futuro si aggiunge un’ovvia e inquietante considerazione: si progetta di proseguire un’attività di didattica e ricerca in un luogo nel quale – per la tutela della sicurezza dei cittadini – è proibito costruire edifici ad elevato affollamento (quali, ad esempio, quelli di un’università).

Queste problematiche sono irrisolvibili e dimostrano un’incompatibilità tra le attività universitarie e l’ampliamento dell’aeroporto – a meno che non si vogliano spostare gli edifici della prima in un altro luogo. Il costo sostenuto dall’Ateneo (con soldi e risorse pubblici) per costruire il Polo però è sicuramente superiore al 50% dell’investimento previsto per l’intero progetto della pista, e a questi soldi vanno aggiunti quelli investiti in loco dall’ARDSU oltre a vari investimenti di enti nazionali ed europei. Quindi è assai improbabile che verranno stanziati in tempi utili i soldi necessari all’intero spostamento del Polo (progetto cui, peraltro, nessuno ha ancora neppure accennato). Chi rimborserà l’Ateneo e lo Stato di questi milioni? Ricollocare solo i Dipartimenti senza spostare l’intero Polo Scientifico – o smembrarlo in qualunque altro modo – sarebbe una scelta disperata nonché un’enorme sconfitta per l’Ateneo che ci ha investito più di 15 anni, nonché un enorme spreco di denaro pubblico. Il Polo Scientifico ha un senso e un’importanza non trascurabile; è immediato comprendere il vantaggio che possono trarre la ricerca e la didattica dallo stretto contatto tra i dipartimenti che spesso condividono strumenti, ricerche, competenze e docenti, ottenendo non solo risultati migliori ma anche, spesso, un risparmio economico.

Ma la schizofrenia, la mancanza di coordinamento e l’incompetenza delle istituzioni trapela da ogni parte. Basti pensare che pochi giorni fa sono stati stanziati ulteriori fondi (1,5 milioni) per la realizzazione del progetto del Parco agricolo della piana dei Comuni di Sesto fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, parco che verrà parzialmente coperto dall’imminente pista, le cui realizzazioni sono incompatibili, a detta della Regione stessa.
Abbiamo provato a chiedere spiegazioni e risposte a Nardella (sindaco di Firenze), Biagiotti (sindaco di Sesto), Nencini (viceministro dei trasporti, nonché promotore dell’aeroporto), durante un convegno al Polo sulla progettualità strategica, abbiamo ottenuto solo “risposte” elusive e fuori luogo.
Dov’è allora la tanto millantata progettualità metropolitana? Dov’è l’attenzione per i cittadini della piana, per le risorse pubbliche e per l’università e la ricerca, anch’esse pubbliche? Dov’è la programmazione “strategica” nel buttare al vento 15 anni di investimenti? Dove sono tutte queste cose con cui i politici si riempiono la bocca? Perché noi non le riusciamo a vedere.
Quello che vediamo è che viene data più importanza ad una pista in grado di far atterrare gli aerei per il G7 a Firenze che avere un Polo Scientifico e Tecnologico. Millantano di voler favorire il turismo dall’estero (quando una città come Firenze non ha certo bisogno di escamotage per convincere a farsi visitare e quando in tutto il resto d’Europa le città più frequentate hanno aeroporti turistici ad un’ora di distanza), ma si rende invece inospitale Firenze per qualunque scienziato, italiano o straniero (chissà come mai potremmo essere i primi al mondo ad avere una pista d’atterraggio così vicina ad un campus universitario?). Affermano che questa è l’unica soluzione praticabile, quando è l’esatto contrario.

Sestograd - Collettivo di Polo
Collettivo di Scienze
Studenti di Sinistra